San Miniato fu il primo martire della città. Era probabilmente
un mercante greco o un principe armeno in pellegrinaggio a Roma.
Si racconta che, intorno al 250, arrivato a Firenze, iniziò
la vita di eremita e che fu decapitato durante le persecuzioni
anticristiane dell'imperatore Decio, andandosene poi dal luogo
dell'esecuzione con la sua testa in mano e arrivando dall'altra
parte dell'Arno sul luogo del suo eremitaggio e dell'attuale basilica,
sul Mons Fiorentinus. In seguito, su questo luogo, fu eretto un
santuario e, nell'VIII secolo, una cappella.
La costruzione dell'attuale chiesa iniziò nel 1013 sotto
il vescovo Alibrando e proseguì sotto l'imperatore Enrico
II. All'inizio era un monastero benedettino, poi passò
all'Ordine cluniacense e nel 1373 agli Olivetani, che lo abitano
tutt'oggi. I monaci producono famosi liquori, miele e tisane,
che vendono in un negozio adiacente alla chiesa.
La facciata fu realizzata in marmo bianco di Carrara e verde
di Prato (sec. XII-XIII) e divisa in due ordini raccordati fra
loro da tarsie di forma romboidale che alludono all'opus reticolatum,
la tessitura muraria romana tipica dell'età imperiale,
la stessa ripresa da Leon Battista Alberti nel basamento di Palazzo
Rucellai.
Lo spazio all'interno, su tre livelli, si caratterizza con esemplari
elementi architettonici in marmo: l'altare, il pulpito, il recinto
transennato e il pavimento con motivi ornamentali simbolici e
fantasiosi, secondo il gusto romanico. Percorrendo la navata si
giunge di fronte a una cappella: la “Cappella del Crocifisso”,
concepita da Michelozzo per Piero de' Medici (1448).
Nella sagrestia in fondo alla navata destra si trovano invece
gli affreschi di Spinello Aretino con il ciclo completo delle
Storie di San Benedetto, della fine del Trecento. Alla metà
della navata sulla sinistra si apre la “Cappella del cardinale
Portogallo”, realizzata da un allievo di Brunelleschi, come
si nota nella struttura architettonica e decorativa che ricorda
la “Sagrestia Vecchia”.